San Giorgio a Brancoli

La Pieve di San Giorgio a Brancoli vanta antichissime origini: e’ citata per la prima volta nel 767 in un testamento, poi nel 779, quando il vescovo di Lucca consacro’ pieve la chiesa di S. Maria a Sesto assegnandole come dipendenza l’intera Brancoleria, compresa la chiesa di S. Giorgio di Brancoli. La Brancoleria e’ una valle perpendicolare al fiume Serchio: e’ situata sul fianco orografico sinistro di questo fiume e comprende diverse frazioni e chiese, alcune delle quali veramente pregevoli, proprio come la Pieve di San Giorgio e la Pieve di San Lorenzo in Corte. L’attuale pieve e’ stata costruita fra l’XI e il XII secolo ed e’ tipica dell’architettura romanica della campagna lucchese: a sinistra dell’ingresso si trova l’alta torre campanaria, chiaramente di matrice lombarda, contraddistinta da monofore e bifore. L’interno e’ diviso in tre navate, divise da colonne: a sinistra si trovava una grande acquasantiera dell’XI secolo, rubata nell’anno 2000. L’opera d’arte piu’ preziosa della chiesa e’ il pulpito: bellissimo, porta la firma della scuola lombarda di Guidetto da Como e delle sue maestranze (coloro che hanno realizzato la facciata di S. Martino a Lucca).

Pulpito

Pieve di San Gennaro

Le prime notizie certe sulla Pieve di S. Gennaro risalgono al 980: costruita con tre navate e tre absidi (ma ora ne conserva solo una, quella di sinistra) presenta nella facciata alcuni elementi originari della prima costruzione, come i capitelli cubici del portale e la loggetta dell’ordine superiore. Il campanile, com’e’ molto evidente, e’ stato costruito in tempi recenti (1840) e non ha niente a che vedere con la romanicita’ e maestosita’ della pieve.  Nonostante si tratti di una pieve antica e bellissima, si puo’ dire che abbia raggiunto notorieta’ a livello internazionale solo nel 1998. quando il piu’ famoso studioso di Leonardo da Vinci, il professor Carlo Pedretti, ha attribuito all’opera del genio vinciano la statua di un angelo che da sempre fa parte del patrimonio della chiesa. Questa statua era stata ritenuta opera della bottega del Verrocchio, ma il prof. Pedretti ha stabilito invece trattarsi di un’opera giovanile di Leonardo, che agli inizi della sua carriera ha fatto l’apprendista proprio alla bottega del Verrocchio.

L’Angelo di Leonardo da Vinci