Gattaia

Chiesa di Santa Felicita al Fiume 1

Gattaia e’ una frazione del comune di Vicchio, in Mugello: qui ebbero il loro feudo i conti Guidi di Battifolle, i quali possedevano la rocca Castrum Montis Acuti de Alpibus sul poggio di Gattaia, alla sinistra del torrente Muccione. Qui si trova la Chiesa di Santa Felicita al Fiume di Gattaia, situata sulla destra della strada (per chi provenga da Molezzano) che qui corre piu’ vicina al torrente Muccione. Fino alla fine del XX secolo questo edificio religioso era solamente l’Oratorio della Compagnia, poi sostitui’ la chiesa parrocchiale, orsa scomparsa, che si trova nel luogo ancora oggi noto come Chiesa Vecchia.

Chiesa di Santa Felicita al Fiume 2

Pieve di Santa Maria a Poppiena

La Pieve di Santa Maria a Poppiena si trova a Pratovecchio, in Casentino: e’ documentata dalla meta’ del secolo XI. Nel 1099 i Conti Guidi donarono il monastero al Priore dell’Eremo di Camaldoli: poi nel XIV secolo l’abbazia fu soppressa e trasformata in parrocchia. Nel 1520 i beni dell’abbazia di Poppiena furono annessi alla Congregazione camaldolese. La pieve presenta nella facciata un paramento murario romanico a filaretto di pietra arenaria: l’interno e’ a navata unica con abside semicircolare e il soffitto e’ a capriate lignee.

Omomorto

Omomorto e’ una localita’ del Casentino, Comune di Pratovecchio, situata sulla Strada Regionale della Consuma, esattamente al km. 22. Non c’e’ alcuna costruzione ad identificarla, solo un cartello stradale ed un bel cartello esplicativo che ne giustifica lo strano toponimo: nei tempi passati un mucchio di sassi era ben visibile a lato dell’antica strada che mette in comunicazione il Valdarno con il Casentino. La localita’ trae il nome da un fatto storico avvenuto qui nel 1281 e che prende origine dal castello di Romena. Ai tempi del conte Alessandro e di Guido Pace ebbe dimora nel castello Mastro Adamo da Brescia, contraffattore espertissimo, che i conti avevano istigato a falsificare i fiorini d’ oro di Firenze. Questo famoso episodio e’ narrato da Dante nella Divina Commedia, Inferno canto XXX. Scoperta la sua truffa, Mastro Adamo fuggi’ da Firenze in direzione di Romena per ripararsi nel castello, ma i suoi inseguitori lo raggiunsero poco sotto la Consuma ed eseguirono la sua condanna a morte bruciandolo vivo. Da allora in poi chi transitava per la mulattiera dove era morto Mastro Adamo, per un gesto di pieta’ o solo per superstizione, gettava un sasso proprio nel punto dove giaceva il corpo del falsario. Li’ si formo’ un cumulo di pietre, chiamato in dialetto toscano Macia, appunto la Macia dell’Omo Morto.