Montefegatesi

Veduta panoramica

Montefegatesi e’ un borgo d’origine medioevale, situato sulla cima di uno sperone roccioso in alta Val Fegana: il toponimo deriva da argille color fegato presenti nel territorio intorno al paese. Sulla sommita’ del paese, dove oggi troviamo il Monumento a Dante, c’era la Rocca. Nella piazza si trova il Monumento a Giuseppe Garibaldi, opera dello scultore Urbano Lucchesi, e una stele che ricorda l’uccisione di tre partigiani da parte dei tedeschi.$p01 Una tradizione fortemente radicata a Montefegatesi e’ legata a Dante Alighieri: sembra che, nel suo lungo peregrinare durante l’esilio, sia transitato anche da qui. Addirittura si ritiene che, per creare l’Inferno, si sia ispirato al vicino Orrido di Botri, formidabile spaccatura della crosta terrestre. Certo e’ che il sommo poeta e’ sempre stato oggetto di grande venerazione da parte degli abitanti: a lui hanno dedicato una statua e l’hanno collocata nel luogo piu’ importante, nella parte piu’ alta del paese, dove un tempo sorgeva la Rocca. Fino a qualche anno fa erano numerosi gli anziani del luogo che potevano vantarsi di conoscere a mente la Divina Commedia e molti erano gli abitanti che portavano nomi tratti dall’opera di Dante.

Monumento a Dante
Chiesa di S. Maria delle Grazie

Monte Tambura (da Arnetola)

Monte Tambura

Per arrivare da Arnetola alla vetta del monte Tambura (1890 m. s.l.m.) si transita sul tracciato della Via Vandelli. Il monte Tambura e’ la terza vetta piu’ alta delle Apuane (dopo Pisanino e Cavallo) ed ha forma di piramide: da qualunque parte si osservi balza evidente la forma triangolare della vetta e il colore bianco che la contraddistingue. E’ una delle piu’ belle ed imponenti vette delle Apuane e con la sua imponente mole domina la citta’ di Massa: mole che ha impressionato fino dai tempi piu’ antichi, tanto che Dante nella Divina Commedia (Inferno canto XXXII, versetto 28), per evidenziare il massiccio strato di ghiaccio nel quale sono rinchiusi fino al viso nell’ottavo cerchio (Cogito) i traditori, afferma che non si sarebbe spezzato nemmeno facendoci precipitare sopra la Tambura e la Pania
Che se Tambernicchi vi fosse caduto o Pietrapana non avria pur dall’orlo fatto cricchi (Tambernicchi sta per Tambura e Pietrapana sta per Pania).

 

Giunti nella Valle d’Arnetola (quota 900) procediamo lungo la marmifera che coincide con il sentiero CAI n. 35. Superiamo alcuni vecchi edifici che sorgevano lungo la Vandelli e che fungevano anche da ricovero e giungiamo a 967 metri di quota dove sorgono gli edifici di Caprareccia (30 minuti dalla partenza): qui dobbiamo andare a destra, sempre seguendo la Via Vandelli e il sentiero 35, tralasciando lo stradello che a sinistra conduce al Passo Sella (1500 m. s.l.m.). Perveniamo poi alla base del contrafforte nord – est del Sella, che aggiriamo sulla destra per giungere alla cave di Formignacola (quota 995, 45 minuti dalla partenza), tutt’ora in attivita’. Superiamo anche il costone che fa capo al Monte Focoletta e lasciamo le cave e la marmifera: il sentiero, che ricalca sempre la Via Vandelli, diviene ora piu’ stretto per inoltrarsi in un bosco di faggi. Proprio in questa zona si puo’ notare la massicciata della Via Vandelli: infatti qui si e’ conservata abbastanza bene. Incontriamo, poi, un luogo noto come Fossa dei Morti; la leggenda afferma che proprio qui una carovana di mercanti estensi, diretti a Massa, incontrasse una improvvisa e tremenda bufera di neve che li sorprese uccidendoli tutti. Proseguendo aggiriamo la base della Tambura, punteggiata di faggi: il sentiero e la Vandelli risalgono il vallone con numerosi tornanti per giungere ai piedi della Passo della Tambura, dove incontriamo a quota 1562 una fonte, l’unica di tutto il percorso. Dalla fonte in pochi minuti giungiamo al Passo della Tambura (quota 620, 2 h. dalla partenza), che e’ stato riscavato e risagomato con le mine al tempo della costruzione della strada. Dal passo andiamo ora a destra seguendo il sentiero CAI n. 148. Il sentiero percorre la cresta sud della montagna su terreno ghiaioso: e’ bene prestare attenzione perché procedere su questa graniglia puo’ essere anche pericoloso. Giungiamo cosi’ ad una anticima e poi in vetta al monte Tambura (quota 1890), splendida piramide di marmo bianco, dalla quale si gode un panorama incredibile: e’ trascorsa 1 h. da quando abbiamo lasciato il Passo della Tambura e 3 h. da quando siamo partiti da Arnetola.

 

 

 

 

 

 

 

Mulazzo

Torre e Monumento a Dante

Mulazzo e’ un antico borgo della Lunigiana noto per avere dato ospitalita’ a Dante Alighieri durante il suo esilio e per essere la patria riconosciuta dei librai e bancarellai. Il toponimo sembra derivi da Mulatius, antico possidente romano, che sarebbe stato il fondatore del castrum destinato al controllo della via di comunicazione con l’Italia settentrionale. A Mulazzo dell’antico castello, prima residenza fortificata in Lunigiana della famiglia Malaspina, non resta molto, se si eccettua la torre che sorge sulla sommita’ del colle: nota come Torre di Dante, e’ uno dei resti antichi piu’ affascinanti di tutta la Lunigiana, anche perche’ ricorda la presenza a Mulazzo del Sommo Poeta che, durante il suo esilio da Firenze, qui venne ospitato nel 1306 dal marchese Franceschino Malaspina. Mulazzo e’ nota anche per essere la patria dei librai: soprattutto dalla frazione di Montereggio gia’ dal XV secolo gli uomini partivano dal paese per il nord d’Italia con le gerle piene di lunari, almanacchi, quaderni, piccole pubblicazioni. Con il passare del tempo da ambulanti divennero bancarellai: successivamente grossisti e alcuni fecero fortuna come editori, come i Maucci, i Tarantola, i Rinfreschi, i Ghelfi, i Giovannacci, i Fogola. Nel 1952 a Montereggio inventano il Premio Bancarella, destinato a premiare il libro piu’ venduto in tutte le bancarelle di libri d’Italia: dopo poco la sede di questo premio prestigioso e’ stata trasferita a Pontremoli, dove nel 2012 e’ stata tenuta la 60′ edizione.

Torre di Dante
Porta di accesso
Archi dell’acquedotto