Passo della Consuma

Il Passo della Consuma, 1050 m. s.l.m., segna il passaggio dal Valdarno al Casentino: vi transita la Strada Regionale n. 70, detta della Consuma. Questa strada, fino ai lavori intrapresi in eta’ leopoldina (seconda meta’ del XVIII sec.), era rimasta poco piu’ di una mulattiera, in cui il transito era possibile soltanto a piedi, con animali da soma o a cavallo, sempre con difficolta’ e con disagi notevoli nella stagione invernale. Nel corso dei secoli tra i tanti che lo hanno valicato ricordiamo l’esercito fiorentino che prese parte alla Battaglia di Campaldino, 11 giugno 1289, cui partecipo’ anche Dante Alighieri, o Mastro Adamo da Brescia che falsifico’ i fiorini d’oro di Firenze per conto dei Conti Guidi di Romena e che fu preso, ucciso e bruciato poco dopo il Passo, in versante casentinese, nella localita’ che da lui prese il nome di Omomorto. Al Passo della Consuma si e’ corsa una delle piu’ importanti gare automobilistiche in salita: la Coppa della Consuma, la cui prima edizione si svolse il 15 giugno 1902; non solo, ma per sessanta anni vi si e’ svolta anche la gara motociclistica. Dopo anni di oblio, dal 1990 al Passo della Consuma si corre di nuovo: vi viene effettuata la cronoscalata per auto d’epoca.


Omomorto

Omomorto e’ una localita’ del Casentino, Comune di Pratovecchio, situata sulla Strada Regionale della Consuma, esattamente al km. 22. Non c’e’ alcuna costruzione ad identificarla, solo un cartello stradale ed un bel cartello esplicativo che ne giustifica lo strano toponimo: nei tempi passati un mucchio di sassi era ben visibile a lato dell’antica strada che mette in comunicazione il Valdarno con il Casentino. La localita’ trae il nome da un fatto storico avvenuto qui nel 1281 e che prende origine dal castello di Romena. Ai tempi del conte Alessandro e di Guido Pace ebbe dimora nel castello Mastro Adamo da Brescia, contraffattore espertissimo, che i conti avevano istigato a falsificare i fiorini d’ oro di Firenze. Questo famoso episodio e’ narrato da Dante nella Divina Commedia, Inferno canto XXX. Scoperta la sua truffa, Mastro Adamo fuggi’ da Firenze in direzione di Romena per ripararsi nel castello, ma i suoi inseguitori lo raggiunsero poco sotto la Consuma ed eseguirono la sua condanna a morte bruciandolo vivo. Da allora in poi chi transitava per la mulattiera dove era morto Mastro Adamo, per un gesto di pieta’ o solo per superstizione, gettava un sasso proprio nel punto dove giaceva il corpo del falsario. Li’ si formo’ un cumulo di pietre, chiamato in dialetto toscano Macia, appunto la Macia dell’Omo Morto.