Vaiano

Badia di San Salvatore

Vaiano e’ il centro piu’ importante della Val di Bisenzio: d’origine romana, il borgo si e’ sviluppato intorno all’antica Badia di San Salvatore, gia’ censita prima del Mille. Fino dal Medioevo, sfruttando l’energia idraulica generata dalle acque del fiume Bisenzio, nella zona di Vaiano si sono costruiti mulini e altri opifici: dalla secondo meta’ dell’Ottocento, poi, la cittadina e’ divenuto un importante centro tessile. L’edificio piu’ noto e’ la Badia: d’origine longobarda, faceva parte di un importante monastero, soppresso nel 1808 al tempo delle riforme napoleoniche. A Vaiano in Via Braga si trova Casa Bardazzi, edificio risalente al 1700, che il 26 agosto 1849 vide la visita di Garibaldi, che, aiutato anche dai fratelli Carlo e Vincenzo Bardazzi, prosegui’ la sua fuga inseguito dagli Austriaci aiutato dai patrioti toscani.

Casa Bardazzi
Lapide di Garibaldi su Casa Bardazzi

Usella

Chiesa di San Lorenzo

Il paese di Usella si trova nel Comune di Cantagallo: e’ situato lungo la Strada Regionale 325, appena passato il confine con il Comune di Vaiano in direzione Bologna. E’ sorto ed e’ cresciuto intorno alla Pieve di San Lorenzo, una delle piu’ antiche della vallata tanto da essere documentata fino dal 997. La pieve ora, pero’, non mostra piu’ niente del suo aspetto originario: infatti, e’ stata completamente ristruttura nel 1907, aggiungendovi anche le navate laterali, che sono state ricavate dall’annesso convento. Custodisce alcune interessanti tele, tra cui una Madonna col Bambino e Santi attribuita all’Empoli.

Mulino di Pispola

Il Mulino di Pispola

L’antico Mulino di Pispola si trova nei pressi di Carmignanello, paese della Val Bisenzio, nel Comune di Cantagallo. Il mulino e’ assai noto perche’ nel 1849 ospito’ Garibaldi e il suo aiutante Capitano Leggero (al secolo Giovan Battista Culiolo) quando valicarono l’Appennino per sfuggire agli Austriaci che li stavano braccando. Qui si fermarono la mattina del 26 agosto per ripararsi da un forte temporale e per rifocillarsi. Il padrone del mulino, Luigi Bagioli, detto Pispola, non riconosce il generale, lo riconosce invece l’ingegnere Enrico Sequi, che stava andando a caccia. Sequi, entrando nel mulino, vede i due forestieri e cerca invano di parlare con loro. Ci riesce quando mostra il giornale che ha in tasca e che parla della cattura del generale, avvenuta a Venezia (in realta’ mai avvenuta). Notando l’interesse dei due per quell’articolo, chiede loro se hanno notizie sulla situazione della Repubblica Romana e dove si trovi l’eroe. A quel punto il generale avvicinandosi gli dice: “Amico, Garibaldi e’ nelle vostre braccia”. Sono attimi di grande emozione, ma il Sequi si mette prontamente a sua disposizione per aiutarlo nella fuga. Cosi’ avvenne: da li’ Garibaldi fu aiutato per essere trasportato a prima a Vaiano, poi alla stazione di Porta al Serraglio a Prato. Da li’ la fuga di Garibaldi. Sulla facciata del Mulino di Pispola una lapide ricorda l’episodio di Garibaldi.

Lapide che ricorda Garibaldi